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La scuola ha bisogno di “maestri ignoranti”

La scuola ha bisogno di “maestri ignoranti”

La pedagogia rivoluzionaria di Mario Lodi

Mario Lodi, straordinaria figura di Maestro, è stato protagonista del rinnovamento pedagogico della scuola italiana, illuminato e appassionato interprete delle tensioni e delle aspirazioni dell’Italia post-guerra.

Celebrare Mario Lodi come maestro, scrittore, pedagogista, vuol dire riconoscere l’importanza e l’attualità del suo pensiero e della sua opera. Riferimenti ideali per cogliere il suo impegno sono Don Lorenzo Milani, Gianni Rodari, Loris Malaguzzi. Il Maestro di Piadena ha saputo comunicare la centralità della Scuola nella società democratica affermando il valore dell’alunno: il bambino e la bambina da accogliere e promuovere come persona. 

MARIO LODI AGLI INIZI DELLA CARRIERA

Esponente del Movimento di Cooperazione Educativa, ha ottenuto premi e riconoscimenti che attestano la sua influenza sul dibattito politico e culturale che ha interessato, in passato, e continua a influenzare, oggi, il cambiamento della scuola e la formazione dei docenti.

Mario Lodi inizia il suo mestiere di maestro in una scuola che definisce classista, autoritaria, trasmissiva, rispetto alla quale saprà affermare una strada nuova, un modello educativo capace di rispettare la personalità delle bambine e dei bambini, in una società del dopoguerra profondamente mutata nei bisogni e negli ideali. Diventa maestro di ruolo nel 1948 a San Giovanni in Croce nel cremonese, dove inizia una esperienza innovativa, focalizzata sulla scoperta delle capacità creative dei bambini e delle bambine.

IL PENSIERO E IL FARE SCUOLA

Il maestro Lodi ascolta, stimola, aiuta, narra e registra in un diario, mantenendo viva l’attenzione alla centralità dell’ambiente interno ed esterno alla scuola, in cui bambine e bambini vivono e si esprimono. Soggetti protagonisti, che hanno la possibilità di attivare (sentendosi liberi e libere di esprimersi insieme agli altri) fantasia e creatività, impegno e responsabilità, gioco e scoperta, apprendimento e sviluppo della personalità.

Il fare scuola di Mario lodi è al tempo stesso “agire educativo” e “documentazione di percorsi”, un itinerario in cui trovano spazio riflessioni, appunti, giornalini di classe, verbalizzazione di scambi comunicativi degli e con le alunne e gli alunni, narrazioni. Un processo che si trasforma via via in proposta educativa capace di allargare l’esperienza originale e personale di Mario Lodi per diventare “metodo”, strategia didattica valida in altre realtà italiane della scuola dell’obbligo.

IL MESTIERE DI MAESTRO

Nel suo primo giorno di scuola, come maestro di ruolo, a San Giovanni in Croce, negli anni 50, Mario Lodi racconta di un alunno che si alza dal banco per andare a guardare fuori dalla finestra. La finestra è aperta. Lasciar fare o reprimere? “Mi alzai e mi misi a guardare il mondo dalla finestra”. La scelta è stata decisiva, ha prefigurato l’orizzonte della professione di maestro, quella professione che egli definirà Mestiere, il più difficile ma il più importante.

Nel testo “Guida al mestiere di maestro” (1982), Mario Lodi esprime un concetto fondamentale per capire il suo pensiero e la concezione di quella specifica professione “mestiere”. Nel concetto di mestiere egli rappresenta la competenza operativa, l’originalità e l’innovazione. Parlare di mestiere vuol dire pensare alla scuola come a un laboratorio in cui ogni giorno è possibile migliorare l’attività didattica, la capacità di essere in relazione, la possibilità di realizzare una comunità di apprendimento.

Per Mario Lodi la scuola ha bisogno di “maestri ignoranti, insegnanti che sappiano imparare con i bambini e dai bambini, motivati a capire il loro modo di leggere il mondo.

Non avrei mai pensato di diventare maestro di scuola. Volevo fare il falegname, vivere una segheria tra trance e pialle, sgorbie e lime. Il mio modello era Geppetto, l’artigiano di Collodi. Sì, volevo essere come Geppetto con Pinocchio”.

Nella scuola di Mario Lodi bambine e bambini imparano attraverso il gioco, attraverso l’esperienza che coinvolge tutti i sensi, imparano insieme agli altri. Seguendo i principi della Pedagogia di Célestin Freinet, la scuola è un laboratorio di idee, una tipografia in cui si stampa il giornalino della scuola, una palestra di discussione sui principi della Costituzione.

Con la spinta ideale a valorizzare la ricchezza delle attività realizzate, dopo il pensionamento, nel 1989, Mario Lodi fondò la Casa delle Arti e del Gioco, un laboratorio, trasformatosi poi in Associazione, di sperimentazione di tutti i linguaggi espressivi. Queste istanze hanno portato a definire l’azione educativa di Mario Lodi “pedagogia rivoluzionaria” e a coniare per lui la definizione di “maestro del fare insieme”, “maestro della Costituzione”.

“Occorre credere nel bambino come persona e soggetto culturale, e come cittadino alla pari, la cui esperienza ha, al suo livello psicologico, la stessa dignità dell’adulto scrittore, artista, scienziato e filosofo…”.

Queste parole sono riportate in A&B, giornale che nasce nel 1983 come inserto mensile del giornale di Cremona Mondo Padano. Un piccolo giornale che rappresenta il sogno di Mario Lodi: dare la parola alle bambine e ai bambini, per conoscere chi sono, come vivono, cosa fanno per migliorare il mondo.

” … i bisogni dei bambini di oggi sono per molti versi differenti da quelli dell'Italia degli anni Cinquanta, eppure uguale è il loro bisogno di autentica felicità. A questo deve mirare una buona scuola".

(C’è speranza se questo accade al Vho, Einaudi, 1972, Prefazione di Mario Lodi)

 

Mario Lodi scrive il motto che fu di Don Milani “I care” (foto di Attilio Rossetti)

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