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01 Dicembre 2022

Debate passo dopo passo

Le tre fasi per metterlo in pratica in classe

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IL DEBATE PASSO PASSO: UN PROCEDIMENTO NATURALE

A dibattere s’impara solo dibattendo. Sara è un’ottima insegnante della scuola secondaria di Primo grado. Durante un corso di formazione sul Debate chiese: “Le attività sono belle e coinvolgenti, ma da dove cominciare per muovere i primi passi nel mondo del Debate? Di quante ore avrò bisogno?”

In realtà Sara conosceva perfettamente la risposta a questa domanda, ma l’aveva posta lo stesso per evidenziare un grosso problema della scuola: il tempo e la connessione delle attività con le discipline che vengono insegnate.

Per avviare le studentesse e gli studenti al Debate è fondamentale seguire un processo graduale e naturale. Soprattutto impostare un vero e proprio percorso di sviluppo. Non si può pensare di proporre il dibattito argomentativo solo una o due volte nel corso dell’anno scolastico. Dibattere deve essere una pratica costante, in grado di rivoluzionare il nostro modo di fare didattica. Partiamo da un presupposto fondamentale: tutto può essere oggetto di discussione, quindi, qualsiasi cosa accada nel corso della giornata scolastica può essere un pretesto per argomentare e dibattere. Da questo punto di vista, l’insegnante svolge un ruolo chiave fondamentale per favorire il coinvolgimento di tutti gli studenti e metterli in condizioni di comunicare e di esprimere fin dai primi momenti le loro idee.

Possiamo quindi ipotizzare un cammino che in linea di massima porterà alla realizzazione di un dibattito nell’arco di due ore:

  • FASE INIZIALE: L’ESPLORAZIONE

Si decide il topic da analizzare: generico per i più giovani, specifico per i più grandi. Il topic assume la forma di mozione e se ne parla tutti insieme. Attraverso una serie di domande, l’insegnante cerca di coinvolgere tutti nella discussione, anche i più timidi. Questa prima fase non è finalizzata alla costruzione del dibattito vero e proprio, ma ha lo scopo di analizzare il tema affrontato, strutturare l’esperienza, renderla oggettiva usando come mezzo di comunicazione privilegiato la lingua orale.

  • FASE INTERMEDIA: L’ARGOMENTAZIONE

In questo processo che va dalla presa di coscienza dell’esperienza soggettiva a oggettiva, viene introdotto un altro mezzo: la scrittura. Gli studenti e le studentesse, in piccolo gruppo, approfondiscono ed elaborano i discorsi, con l’obiettivo prevalente dell’organizzazione logica del pensiero. Gli studenti più grandi possono ampliare il loro orizzonte integrando delle letture sull’argomento.

  • FASE FINALE: IL DIBATTITO

Gli studenti, organizzati in squadre PRO o CONTRO, sostengono le proprie idee, ascoltano la controparte e confutano le idee degli altri nel pieno rispetto di regole stabilite nel protocollo. In questa terza fase, accanto alla lingua orale viene potenziato l’ascolto e il pensiero critico.

Vediamo nel dettaglio come mettere in pratica ciascuna di queste fasi.

 

FASE INIZIALE: L’ESPLORAZIONE

- Viene scritta la mozione alla lavagna (o il topic per i più piccoli) e, attraverso un brainstorming collettivo, si analizzano i termini. È fondamentale che gli studenti e le studentesse conoscano il significato delle parole e soprattutto colgano i rapporti tra gli elementi contenuti nella mozione.

- Sulla lavagna, divisa in due parti, si registrano tutte le idee a favore della mozione sul lato sinistro e tutte le idee contro la mozione sul lato destro. L’obiettivo è quello di esplorare la mozione in tutte le sue possibilità e al tempo stesso far prendere coscienza agli studenti del loro “vissuto”. È fondamentale che in questa fase gli alunni non si schierino dalla parte del PRO o dalla parte del CONTRO per evitare atteggiamenti di chiusura e quindi radicalizzazioni delle proprie idee.

- raggruppamento e schematizzazione alla lavagna delle idee emerse in fase di brainstorming: si individueranno 3 argomenti a sostegno del pro e 3 argomenti a sostegno del contro.

In questa fase la discussione, guidata dal docente, porterà gli studenti a riflettere sulle ragioni e le connessioni logiche emerse. Il mezzo di comunicazione privilegiato è l’oralità. Questa fase iniziale durerà più o meno a lungo a seconda dell’età della classe. Sarà necessario creare un clima di “confidenza ordinata” nel quale tutti parlino spontaneamente, ascoltino e cerchino di spiegare: non è richiesto nessun rigore logico nell’esposizione delle idee, ma il coinvolgimento di tutti quanti.

 

FASE INTERMEDIA: L’ARGOMENTAZIONE

A conclusione del brainstorming, la classe viene divisa in 6 gruppi (3 gruppi svilupperanno le argomentazioni PRO e 3 gruppi le argomentazioni CONTRO) e in modo casuale si assegna a ciascun gruppo l’approfondimento e lo sviluppo di un solo argomento tra quelli registrati alla lavagna.

All’interno del piccolo gruppo gli studenti hanno la possibilità di razionalizzare quanto è stato detto e verbalizzarlo in uno schema logico. Prima di procedere a questa operazione, gli studenti più grandi possono approfondire il tema con ulteriori materiali da leggere, soprattutto se si tratta di un argomento che esula dal loro vissuto personale. Queste letture extra possono essere fornite direttamente dal docente oppure cercate su Internet dagli studenti. In ogni caso questa è la fase dell’organizzazione logica del pensiero.

Ma come organizzare un discorso persuasivo? Uno degli obiettivi cruciali di questa fase è far acquisire agli alunni l’abilità di distinguere le ragioni e le evidenze (prove ed esempi) a supporto della posizione nel dibattito e presentarle alla giuria in maniera razionale e coerente.

Una procedura che consente di strutturare l’argomento è il cosiddetto metodo AREL, acronimo di Asserzione, Ragionamento, Evidenza, Link-back. È giusto dire che esistono anche altre strutture finalizzate allo stesso scopo, ma questo metodo sembra essere efficace per chi muove i primi passi nella pratica del Debate.

Il metodo AREL

ASSERZIONE: è una breve frase, viene assunta come tesi che verrà dimostrata attraverso il discorso. È una formula sintetica ed efficace che anticipa il contenuto del discorso. Nell’esperienza pratica, coincide con l’affermazione emersa in fase brainstorming, registrata sulla lavagna e che è assegnata alla squadra. Eventualmente quell’affermazione può essere migliorata per renderla più efficace.

RAGIONAMENTO: è la “spiegazione” con la quale si dimostra che l’asserzione è vera. Risponde alla domanda “perché?” Nella risposta si devono poter cogliere i passaggi logici che ne spiegano la validità. È il cuore di tutto il ragionamento: gli studenti devono comprendere che le cose non vanno solo affermate, ma è necessario spiegare il motivo per cui quell’affermazione è vera.

EVIDENZA: è indispensabile per rendere più robusto il discorso. Infatti, non è sufficiente affermare un’idea e dimostrane la validità con il ragionamento, ma servono anche degli esempi che confermano quanto detto. È chiaro che se gli studenti più piccoli potranno attingere al loro vissuto e riportare esempi di cui hanno avuto una diretta testimonianza, i più grandi potranno citare studi, ricerche scientifiche, affermazioni autorevoli di esperti nel settore d’indagine.

LINK-BACK: è la conclusione logica dell’argomentazione. Serve a ricollegare quanto detto alla strategia complessiva; serve anche a ribadire i principi ideali, i valori presentati durante il discorso argomentativo.

Per guidare gli studenti ad una elaborazione efficace del discorso potrebbe essere utile fornire uno schema, una tabella già organizzata in queste 4 sezioni (le righe) e 2 colonne: nella colonna a sinistra scriveremo l’acronimo AREL, nella colonna a destra gli studenti scriveranno il loro ragionamento. In questo modo anche gli studenti meno sicuri avranno una guida utile per sviluppare il loro discorso.

Dopo aver composto il proprio discorso, tutti i 3 gruppi di lavoro Pro si potranno incontrare e confrontare i 3 discorsi per classificarli dal più al meno convincente; la stessa cosa verrà fatta dai CONTRO. All’interno dei vari gruppi si decide chi esporrà i discorsi e ci si prepara al dibattito vero e proprio.

 

FASE FINALE: IL DIBATTITO

Il protocollo è l’insieme delle regole che si applicano in un dibattito. Va precisato che esistono diversi protocolli, ciascuno con caratteristiche proprie, adatto a soddisfare gli obiettivi formativi che il docente si prefiggere di raggiungere. Le variabili possono individuarsi in:

- numero di studenti coinvolti, che può variare da un minimo di 3 per squadra a tutta la classe contemporaneamente, attribuendo ruoli specifici;

- tempi di preparazione, che possono andare da un minimo di 1 ora fino a qualche settimana per la preparazione su temi più complessi;

- tempo concesso per ogni intervento, dai 2-4 minuti per la scuola del Primo Ciclo fino agli 8 minuti per quella del Secondo Ciclo.

- Fasi e ruoli all’interno del dibattito, che possono essere diversificati e adattati all’età e agli obiettivi.

Di seguito si propone il protocollo classico del World Schools Debate adattato alle scuole del Primo Ciclo:articolo debate 1

Chiaramente su questo modello base il docente può intervenire variando il tempo degli interventi, il numero degli oratori.

Vediamo infine il ruolo di ciascun oratore e quindi il flusso dei discorsi.
articolo debate 2

Come si evince da una rapida lettura della tabella, la confutazione è un elemento fondamentale del dibattito: se non c’è confutazione, non c’è confronto. Il rischio è che le due squadre facciano dei monologhi senza incontrarsi mai. È proprio con la confutazione che si attivano le abilità di ascolto e si sviluppano le capacità critiche.

Sarà sufficiente chiedere agli alunni e alle alunne di aprire il loro discorso con l’affermazione “Non sono d’accordo perché…”. Anche solo quest’onere indurrà gli alunni ad ascoltare con attenzione quello che viene affermato dall’altra squadra per cercare eventuali incoerenze nei loro discorsi.

Infine, un ultimo consiglio: durante le prime esperienze di dibattito si suggerisce di dare 5 minuti di tempo ad entrambe le squadre per elaborare la replica finale. Infatti, la replica richiede una capacità di sintesi e di efficacia difficili da gestire, soprattutto per i più giovani. Addirittura, nella Scuola Primaria sarebbe auspicabile che il docente stesso riassuma le posizioni prima della replica e guidi in questo modo le squadre all’elaborazione di un’arringa migliore.

Buon dibattito!

Rosa Carnevale

Docente di Storia e Filosofia, svolge regolare attività di coach e giudice in gare regionali e nazionali di Debate. Componente attivo della Società Nazionale Debate Italia, promuove la diffusione del Debate attraverso un’intensa attività di formazione nella scuola primaria e nella scuola secondaria di primo e secondo grado. È coautrice del Mooc Introduzione al Debate del Politecnico di Milano. Da diversi anni lavora all’applicazione del dibattito nelle attività disciplinari e curricolari scolastiche.

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